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Borgo Nuovo

Le Storie del Borgo

E’ un’isola nella città. Tutti i quartieri in qualche modo lo sono, Torino è come un puzzle di tanti paesi, ognuno con una sua identità. I confini sono segnati da un corso o da una via, dal fiume, dalle colline, e il Borgo Nuovo è una perla nell’arcipelago, dove l’essenza della torinesità si respira lungo le strade, sulle piazze e nei cortili, negli stucchi delle facciate, nel ferro battuto dei balconi… e nella gente. Non è luogo di folla, chi è di passaggio sa dove sta andando e quel che cerca, e chi ci abita si riconosce da qualcosa di indefinibile: l’andatura, la maniera di parlare, di salutare, di vestire, un insieme di sfumature che ha permesso a questo angolo prescelto al di qua del Po, di conservare lo spirito con cui è stato costruito nell’Ottocento, quando furono abbattute le mura sud orientali della città, e quella zona, delimitata da Via Maria Vittoria, corso Cairoli, corso Vittorio Emanuele e via Roma, fu urbanizzata ad opera della nobiltà e dell’alta borghesia cittadina.

Dopo due secoli conserva tutta la sua atmosfera, che si amalgama magicamente con il succedersi dei tempi. E’ facile immaginare lo sferragliare delle carozze lungo quelle vie dedicate alla storia del nostro Risorgimento, pensare a Cavour che abitava nella via che porta il suo nome, alla regina Maria Teresa che ha dato il nome alla piazzetta con la statua di Guglielmo Pepe. All’angolo tra via della Rocca e via Cavour il neoclassico palazzo Mirafiori, acquistato dalla famiglia nei primi anni del Novecento, evoca la storia d’amore tra re Vittorio e la “Bela Rosin”, che vive nei loro discendenti.

Ancora dopo la metà dello scorso secolo, i carabinieri a cavallo passavano impettiti, al passo, loro con il pennacchio, i cavalli con i paraocchi tutti agghindati, e sembra ieri come mille anni fa. L’idraulico Gaiero girava per il quartiere con la sua bicicletta: di certo l’aveva comparata da Lucco, il ciclista di Via Calandra, che costruiva le bici e le timbrava con il suo nome come una marca. C’era di che essere fieri a possederne una, erano perfette.

Gli anni Sessanta furono il trionfo del signor Morra il giornalaio, che aveva il negozio in via della Rocca poco dopo via Giolitti, luogo di meraviglie nell’epoca delle penne Auretta con le cartucce. Era anche cartolaio,vendeva libri e qualche giocattolo, amico di tutti, grandi e piccini. I locali del bar Pepe ospitarono a lungo un piccolo supermercato: gestione famigliare con papà, mamma, figlio e figlia altissimi, magrissimi e gentilissimi, soprannominati “I lunghi”.

Piazza Cavour era teatro di acrobazie dei ragazzini con i pattini a rotelle, a velocità supersonica giù dalle discese che erano asfaltate. Chissà che delusione per i bambini successivi che se le sono trovate lastricate, a prova di pattini…

Anche le chiese fanno parte di un passato presente: non solo la Madonna degli Angeli, dove fu celebrato con immensa folla il funerale di Cavour; quando in San Massimo, l’austera parrocchia, regnava il severo don Ruffino, aveva molti seguaci il prete gentile con la tonaca e il cappello a tre punte responsabile della vicina chiesa delle Sacramentine. Lì, nei seminterrati si svolgeva, per una tradizione che pareva incrollabile e non fu, la vendita benefica annuale dell’Unitalsi, grande occasione di incontro antimondano per una certa buona società volenterosa e devota.

Il Borgo Nuovo continua il suo percorso, tra memorie storiche e pennelate di ricordi: gli ultimi cortili un po’ sbrecciati ai margini del quartiere non hanno più i panni stesi sui ballatoi e si sono trasformati in angoli degni del centro di Parigi,  i bar fumosi e bui hanno lasciato  il posto a  candidi e lindi bistrot, sono fiorite gallerie d’arte, piccole vetrine con pochi oggetti molto raffinati, interni nascosti che si scoprono solo con il passa parola, dove la materia è cultura.

Chi ha vissuto questo quartiere in ogni tempo  gli ha lasciato qualcosa, e ha ricevuto in cambio quel senso di appartenenza impagabile che è la forza più grande  per  conservarlo com’è.

Caterina Gromis di Trana
(Diritti d’autore riservati)

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